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Protagonisti di ieri

Franco Della Peruta

Franco Della Peruta

Franco della Peruta (Roma, 1924 – Milano, 2012) è stato presidente dell’Istituto Lombardo dal 2003 al 2012 e direttore di “Storia in Lombardia”.
Della Peruta nacque a Roma e, appena ventenne, si trasferì a Milano dove iniziò a insegnare alle scuole magistrali e prese parte a diversi progetti culturali: entrò, per esempio, nel comitato di redazione della rivista “Movimento operaio” e contribuì alla creazione della Biblioteca Feltrinelli per la raccolta libraria e documentaria nelle discipline storico-politiche e sociali, della quale fu bibliotecario dal 1950 al 1964. Proprio il lavoro da bibliotecario influenzò profondamente il suo mestiere di storico: organizzare il materiale documentario, predisporre bibliografie, riordinare le fonti e comporre repertori erano, per Franco della Peruta, il punto di partenza per una vera ricerca storica. Per questo motivo Della Peruta fu un infaticabile promotore di guide, inventari, edizioni di fonti nonché un formatore entusiasta di archivisti e bibliotecari . Con questa consapevolezza, Franco Della Peruta affrontò il suo ruolo di storico e di insegnante, senza però mai idealizzare le possibilità della storia; emblematica a tal proposito è la risposta che diede a un giornalista che gli chiese se fosse possibile, per uno storico, essere obiettivo:

«Può esistere un’onestà intellettuale. La realtà storica, però, è quella che si forma nella mente dello storico, quindi è soggettiva. Benedetto Croce riassumeva così, magnificamente, la questione in napoletano: “la storia è la capa dello storico che ce sta ‘rentro”. L’obiettività assoluta non esiste, la questione è sempre quella di un equilibrio tra informazione e conoscenza» .

Nel 1958 pubblicò un saggio determinante per la sua carriera: “I democratici e la rivoluzione italiana”, edito da Feltrinelli e poi riedito da Franco Angeli, opera che lo consacrò come storiografo di sinistra anche se, come ricorda Arturo Colombo, “Della Peruta, oltre ai colleghi “gramsciano-marxisti”, ha sempre goduto della stima di storici di altra “appartenenza”, da Valiani a Spadolini, a Galante Garrone che l’avrebbe voluto addirittura suo successore sulla cattedra dell’ateneo torinese” . Nonostante i desideri di Galante Garrone, Franco della Peruta fu docente di Storia nel risorgimento all’Università degli Studi di Milano dal 1970. Franco Della Peruta fondò lo studio del Risorgimento in maniera moderna, non più ottocentesca, e grazie ai campi di indagine da lui inaugurati, l’Ottocento si è rivelato sempre di più come un secolo pieno di contrasti e fermenti, da studiare sia negli aspetti della vita materiale che in quelli della vita culturale e politica . Come ricorda il suo alunno Alberto De Bernardi, il suo mestiere di storico non fu mai disgiunto dall’impegno civile:

Nonostante l’archivio e la biblioteca fossero i luoghi dove era più facile trovare Della Peruta, non era un “topo” erudito, non solo perché era un fervido amante della vita, ma soprattutto perché esprimeva una concezione del suo mestiere nel quale la conoscenza del passato non aveva senso se disgiunta da un progetto culturale che riguardasse lo spazio pubblico .

Della Peruta fu anche socio dell’Accademia dei Lincei, condirettore della rivista “Società e Storia” e direttore de “Il Calendario del Popolo” dal 1977 al 2010.
La sua produzione scientifica ha assunto dimensioni tali che si è reso necessario pubblicare una bibliografia dei suoi scritti.

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Mario Invernicci

Mario Invernicci

Mario Invernicci nacque a Colognola il 22 aprile 1909 e morì a Milano nel 2003. Fu tra i fondatori dell’Istituto Lombardo di Storia Contemporanea, nonchè suo primo Presidente.

Frequentò le scuole fino al ginnasio e viene assunto come impiegato alla Dalmine, dove entra presto in contatto con gli antifascisti della fabbrica e alcuni dirigenti azionisti. Mario Invernicci fu diretto collaboratore di Ferruccio Parri, nonché promotore della Divisione Orobica Giustizia e Libertà, di cui fu commissario politico. Rivestì la stessa carica anche nel Comando zona. Tra i principali organizzatori della Resistenza bergamasca, venne arrestato nel 1944 dalla O.P. di Aldo Resmini e torturato nelle celle di via Galliccioli. Fortunatamente Invernicci riuscì a fuggire e a riprendere la lotta, attivandosi nelle operazioni insurrezionali, insieme al comandante della missione alleata Manfred Czernin, e trattando la resa di alcuni reparti fascisti e tedeschi. Per i suoi indiscussi meriti, venne decorato della medaglia d’argento per la Resistenza e divenne anche Consigliere della Fondazione Riccardo Bauer, della Lega internazionale per i diritti dell’uomo, della Società della pace e della giustizia internazionale. Consigliere della Fiap nazionale e vicepresidente di quella lombarda. Invernicci fu anche tra i soci fondatori dell’Isrec di Bergamo, di cui fu presidente dal 1968 al 1998.